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LA FAMIGLIA: SCUOLA D'AMORE Editoriale per la Lettera marzo 2012 P. Angelo Epis CS ERI (estratto dall'intervento al Collège di Bogotà 2011)
Brasilia 2012 è davanti a noi, ma non dobbiamo solo incontrarci in un luogo nuovo, dobbiamo dare slancio e linfa vitale al nostro movimento per essere sempre più, come ci ha voluto p. Caffarel, movimento di formazione e di riferimento. E' la nostra vocazione nella Chiesa. Sia la vita di p. Caffarel, sia l'incontro con le prime coppie ha portato sempre più a questa convinzione: "Gli uni e gli altri non avevano difficoltà a pensare che la loro vocazione fosse la santità: la santità appariva come il talismano d'amore, il compimento e dell'amore coniugale e dell'amore di Cristo. E poi la riflessione li ha portati a scoprire in un modo tutto nuovo il sacramento del matrimonio, non semplicemente una formalità, ma una sorgente di grazia prodigiosa: il Cristo che viene a salvare l'amore malato dopo il peccato originale e che apporta degli aiuti e delle grazie enormi". (Chantilly 1987). P. Caffarel non ci ha voluti per una santificazione esclusivamente individuale o di coppia. Le équipes sono per il mondo. Sarebbe una fatica inutile cercare nella Scrittura un preciso, dettagliato e diretto discorso sulla coppia. Questa affermazione può lasciare alquanto sorpresi e per¬plessi, ma è un fatto che sia nel¬l'Antico come nel Nuovo Testa¬mento quando si parla del rapporto uomo-donna è sempre per dire pri¬ma di tutto qualcosa su Dio. In altre parole, la Bibbia non fa un discorso moralistico, non fa alcuna pedante predica sul matri¬monio e sulla sessualità, ma assu¬me le categorie nuziali per rivelare il volto e la natura di Dio. In questo modo l'uomo e la donna si sentono interpellati a rea¬lizzare un modello di vita soltanto nella misura in cui cercano Dio e si rispecchiano in Lui. Non è certa¬mente senza ragione che il Signore Gesù ci ha detto di cercare "pri¬ma" il regno di Dio in quanto tutto il resto viene dato di conseguenza. Parlare di coppia, oggi, signi¬fica parlare di un soggetto che ha attraversato un periodo segnato da enormi cambiamenti economici, sociali e politici e che, nonostante la dichiarazione di dissoluzione e di morte degli anni '60, ha mante¬nuto una propria struttura stabile e condivisa dalla maggioranza. Tuttavia dobbiamo guardare in faccia al dono di Dio e alla complessità della famiglia oggi e cercare risposte. - Evangelizzare la famiglia. Forse è giunto il momento di sottoporre ad un serio e critico esame di come oggi in tanti settori della chiesa si affrontano le proble¬matiche familiari. Sovente l'aspet¬to moralistico è preponderante: si parla molto di problemi morali e meno di Dio, dimenticando che il comportamento morale è soltan¬to una conseguenza dell'incontro con Dio. Spesso anguste e asfissianti pro¬blematiche di carattere moralistico e devozionale non sono state capa¬ci di far aprire il cuore alla grande e svariata missione della famiglia nel mondo odierno. Una famiglia non va giudicata, presa d'assalto con mille ricette, ma evangelizzata con l'amore stesso di Cristo. Una evangelizzazione che af¬fonda le radici in un itinerario di conversione e di radicamento nel sacramento di Alleanza. L'adesione a Gesù Cristo im¬plica una scelta di fede, ma nello stesso tempo domanda di confor¬mare la propria vita al suo Vange¬lo. L'accoglienza della Parola non può non tradursi che in scelte con¬crete di vita. - Divenire Vangelo vissuto. II problema di come impostare la propria vita in coerenza con il Vangelo è soprattutto un proble¬ma di scelte personali. Gli sposi inseriti in quella comunità primor¬diale che è la famiglia, nel rispetto della libertà dei suoi singoli com¬ponenti devono interrogarsi: "che dobbiamo fare? Quale impronta, quale stile dobbiamo dare alla no¬stra vita in famiglia e fuori casa?". Mentre accetta e condivide i do¬veri religiosi di tutte le famiglie cristiane - pregare, andare a messa, sentirsi inseriti nel cammino for¬mativo della comunità - la famiglia "cristiana" sceglie e vive un'im¬pronta che deve caratterizzare un po' alla volta la vita quotidiana in tutte le sue espressioni: all'inter¬no della famiglia come all'esterno. Questa scelta, illuminata dalla fede e dal dialogo quotidiano con Dio, dovrebbe creare un'impron¬ta originale nelle relazioni tra gli sposi, con i figli, con la comunità ecclesiale e civile. Dovrebbe cam¬biare in modo graduale anche il rapporto con i beni materiali, con il denaro, con il tempo e con gli impegni della vita quotidiana. - Con uno stile di coppia cristiana. Lo stile non è una maschera che la coppia deve assumere per essere coerente con la propria ispi¬razione evangelica: è piuttosto il frutto di una graduale trasformazio¬ne che nasce quasi spontaneamen¬te dall'esperienza di sentirsi amati da Dio e di avvertire che l'amore vicendevole tra sposi, con i figli e verso tutti si lascia trasformare da questa esperienza. Lo stile di vita della coppia cristiana è il risul¬tato di una sintesi originale fra interiorità e corporeità, è l'espres¬sione della propria identità che na¬sce come frutto di ricerca, di con¬quista, di continui superamenti; "è un abito" che viene tessuto con la pazienza del dialogo, con la ricerca di soluzioni ai problemi, che passa anche attraverso conflitti dolorosi, provocazioni e che si evolve con scelte maturate e a volte sofferte. Il modo di vivere di una famiglia cristiana, come dice Sant'Agostino: "diventa un canto nuovo... Colui che sa amare la vita nuova, sa cantare an¬che il canto nuovo...". Una famiglia che porta in sé stessa, nel suo stile di vita l'im¬pronta della relazione con il Si¬gnore Gesù e del suo Vangelo, è un "canto nuovo" una sinfonia che accende speranza. Più che le denunzie ed i procla¬mi per contrastare le contraddizio¬ni e le sfide dei tanti modelli e stili di vita, apparentemente familiari, la famiglia "cristiana", con il sacra¬mento del matrimonio, accoglie il dono dello Spirito Santo, capace di trasformare l'amore sponsale ed aprirlo alle esigenze più radi¬cali ed impegnative. - La "risorsa" delle équipes: la spiritualità. Anche se la famiglia non può compiere servizi specifici nella co¬munità, è importante che risponda al compito essenziale di servizio, che è quello di essere testimoni dell'amore vero: che è fedeltà, pa¬zienza, perdono, servizio... in una parola vita di comunione. Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, così esprimeva il senso della famiglia quale risorsa nella vita della Chiesa: "La famiglia è stata pensata da Dio come un'im¬magine detta Trinità... Non un'im¬magine neutra da incorniciare in un album di fotografie, ma come un'im¬magine provocante. Che provoca gli uomini alla pace, alla convivialità, alle differenze... la famiglia agenzia periferica della SS. Trinità: labora¬torio che produce le stesse esperienze di comunione..., la famiglia perché icona della Trinità deve diventare luogo dove si sperimentano le rela¬zioni e quindi si recuperano i significati" . * spiritualità del dialogo: (Dovere di sedersi). E' nel dialogo la salvezza della coppia e della famiglia. Scriveva il card. Tettamanzi "È il dialogo l'emergenza del no¬stro tempo... ... basta guardare alla trama di solitu¬dini e sofferenze, paure e ostilità, che lacerano la carne viva (della città), riducen¬do la trama urbana ad arcipelago di piccole isole, spesso non comunicanti tra loro". Un dialogo non solo "esteriore", ma anche "interiore e spirituale". Lo spazio della relazione con sé. Il dia¬logo con gli altri. E con Dio. Cristo "bussola" dell'uomo sapiente "si offrì a noi come mirabile esempio di uomo in dialogo" con Dio e con gli uomi¬ni. "Nell'incontro con una persona e il suo mistero, il linguaggio dei fatti non basta più. Abbiamo anche bisogno di quello che chiamiamo il linguaggio del cuo¬re... Vorrei esprimere una certezza: il dialogo è possibile sia tra i linguaggi che tra le culture e le religioni". "Il dialogo come seme, come lievi¬to, ormai è indispensabile se si vuole sopravvivere in un tempo spaccato dalle antipatie o peggio dall'odio". (C.M. Martini). Se il dialogare è una necessità è anche un piacere, una sfida, per¬ché la qualità della nostra vita dipen¬de, in una percentuale altissima, dalle parole che diciamo e dai sentimenti con cui le manifestiamo. Credo sia questo un compito delle singole coppie, ma si deve estendere alle équipe in tutto il mondo. * spiritualità della condivisione (Partage). Se tu ed io scambiamo un dollaro, restiamo sempre con un dolla¬ro ciascuno. Se invece ci scambiamo le idee, dopo tu ne hai due ed io pure". (Dan Zadra). Scambiarsi una moneta o un oggetto è, in realtà, un atto che lascia come prima ed è, alla fine, segno di egoismo. Scambiarsi un'idea o l'amore è, invece, un arricchimento: il pas¬saggio, infatti, fa sì che tu conservi ancora la tua idea o il tuo amore, ma contemporaneamente tu ricevi anche quello dell'altro e, così, en¬trambi siamo divenuti più dotati. Chi vive solo per gli scambi commerciali non potrà mai capire quel paradosso che Gesù ha propo¬sto in una frase citata da S. Paolo e ignota ai Vangeli: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere" (A. 20,35). Ci sono persone, e dobbiamo aggiungere con tristezza coppie, fa¬miglie, comunità... che hanno una vita colma di cose eppure vuota di serenità e di pace, proprio perché il loro rapporto è basato tutto sul calcolo, senza capire che è la liber¬tà di dialogo o di donazione che rende piena l'esistenza. Il confronto delle idee, l'ab¬braccio nell'amore, la conversazio¬ne intelligente sono i veri percorsi per arricchire l'anima e gustare la bellezza della vita. Forse si dovrà riscoprire il linguaggio dei segni, che sono più intuitivi e più comunicativi. La stessa Chiesa avverte il disagio di non saper co¬municare con il mondo e le nuove culture. Forse avverte che la co¬municazione non è fatta di sole pa¬role (il dire, l'annunciare...), ma di sentimenti (prima bisogna ama¬re l'altro!), disegni (dare segnali attraverso alcune scelte...). Ma ciò che preoccupa maggior¬mente è che l'incomunicabilità sta corrodendo la coppia e la famiglia, che dovrebbero essere il luogo più fertile e libero della comunicazione e del dialogo. * spiritualità dell'azione pastorale. (Tema di studio) I documenti del Magistero di questo ultimo trentennio, ci in¬dicano il sentiero che conduce a valorizzare la famiglia come "risor¬sa" nella progettazione pastorale. Citiamo per tutti il documento evangelizzazione del sacramento del matrimonio, nel quale si pre¬cisa che: "i coniugi in forza del loro ministero non sono soltanto l'ogget¬to della sollecitudine pastorale della Chiesa, ma ne sono anche il sogget¬to attivo e responsabile in una mis¬sione di salvezza che si compie con la loro parola, le loro azioni e la loro vita." (CEI, CSMn.59). Dice infatti il Concilio: "È un dovere permanente della Chiesa (...) scrutare i segni dei tempi alla luce del Vangelo (...) e rispondere ai perenni interrogativi degli uomini, nel senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto" (G.S. n. 4). Una delle espressioni più forti di Paolo VI, riproposta più volte da Giovanni Paolo II, è questa: "lì futuro della Chiesa e dell'Umanità passa per la famiglia!". Aggiunge Giovanni Paolo II: "Seguendo il Cristo venuto al mondo per servire" (Mt. 20,28), la Chiesa considera il servizio alla famiglia uno dei suoi compiti essenziali. In tal senso, sia l'uomo che la famiglia costituiscono "la via della Chiesa" (lettera alle famiglie n. 2). Se l'avvenire dell'umanità pas¬sa attraverso la Famiglia significa che il "Matrimonio e la Famiglia -commentano i vescovi - sono uno dei beni più preziosi dell'umanità ed irrinunciabili sono i valori della realtà matrimoniale". I nostri temi di studio non possono essere un esercizio di dibattito culturale; vi è in gioco la nostra crescita personale, ma anche la missione a servizio della Chiesa. La Coppia è veramente "ri¬sorsa" se vive la sua identità e la sua missione a favore dell'intera comunità cristiana, nel modo che le è "proprio e originale" (Familiaris Consortio n.50). Secondo il disegno divino, la famiglia è costituita quale "intima comunità di vita e di amore" (G.S. 48), che si compirà totalmente nel Regno di Dio. In altre parole la fa¬miglia ha la missione di custodire, rivelare e comunicare l'amore; quale vivo riflesso e reale parte¬cipazione dell'amor di Dio per l'umanità e dell'amore di Cristo Signore per la chiesa sua sposa. * spiritualità eucaristica e di perdono. (Preghiera e Partage). Ci ritroviamo nelle nostre case per ricordare che Gesù mangiò la Pasqua, fece l'Ultima Cena, istituì il sacramento del Sa¬cerdozio, il sacramento dell'Euca¬ristia e lavò i piedi agli apostoli in una casa, il Cenacolo. Tutti questi misteri sono accaduti nella sala da pranzo di una casa... per cui la casa, spazio della fami¬glia, rimane il luogo altamente si¬gnificativo per la costruzione del Regno di Dio. Se la famiglia è "piccola chiesa", "chiesa domestica", lo è a partire da come noi viviamo in casa la nostra realtà concreta della vita, illuminata dalla preghiera che quotidianamente eleviamo a Dio e dalla liturgia feriale di comunio¬ne che ci prepara e ci fa vivere la grande liturgia comunitaria dome¬nicale. Questo ci dice che la famiglia non è un'appendice della Chiesa che organizza e propone, ma essa stessa è stimolo propositivo perché ne fa esperienza al suo interno. Spazio di assoluto rilievo è l'Eucaristia: L'Eucaristia è l'Alleanza nuo¬va ed eterna! Ma, "Alleanza" è anche il matrimonio cristiano. E precisamen¬te l'Alleanza Eucaristica "allora" la sorgente e l'alimento di questa alleanza sponsale, cioè di questa comunione condivisione che si ri¬trova nella coppia e nella famiglia. E il "sì d'amore" di Gesù per la Chiesa, "sì" pronunciato sulla cro¬ce, che fa della Chiesa la "sua spo¬sa" per sempre. "I due saranno una carne sola": ciò è detto primariamente di Cri¬sto e della Chiesa sulla croce, ciò viene ricordato e riproposto in ogni Eucaristia ed è proprio tutto que¬sto la sostanza ed il fondamento dell'essere "un cuor solo ed un'ani¬ma sola" per i coniugi cristiani. L'Eucaristia è fonte di vita perché essa è essenzialmente e fondamentalmente il cibo di vita; dice Gesù: "Io sono il pane della vita disceso dal cielo, chi mangia di questo pane vivrà per sempre, e il pane che io do è la mia carne per la vita del mondo... se non mangerete la carne del Figlio dell'uomo... non avrete la vita in voi". Nutrendosi di questa carne, la coppia può essere, nella sua verità profonda santuario della vita. La famiglia c'è e potrà vivere solo per dare la vita. Così è stata pensa¬ta da Dio, che è il Dio dell'amore e della vita. Ogni amore non può non es¬sere fecondo, perché all'amore è indispensabile estendersi, conqui¬stare, rinnovare. Per cui gli sposi cristiani, nello stesso tempo in cui generano i figli, espressione della loro fecondità materiale, proprio in ragione del nutrimento che ri¬cevono dall'Eucaristia diventano generatori di umanità rinnovata, di solidarietà, di gioia di vivere. L'Eucaristia fonte di vita per¬ché memoria del sacrificio della croce, cioè dell'amore del dono totale di sé che Cristo fa alla Chie¬sa e all'umanità intera. Ora, que¬st' amore e questa donazione, che si ritrovano vivi e palpitanti nel¬l'Eucaristia, diventano l'unica e grande legge di vita della coppia e della famiglia cristiana. I rapporti interpersonali, dentro e fuori del¬la famiglia sono ispirati e sostenuti dalla logica dell'amore e del dono. È una perenne "scuola d'amo¬re" che ci fa capire il gesto della croce: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv. 15,12). Ciascuna coppia, strada facen¬do, elabora un progetto e realizza una missione benedetta e ispirata da Gesù stesso, che è vivente nella loro comunione ("Il Regno di Dio è in mezzo a voi", Lc 17,21). Dio non unisce due persone senza che questa sua opera porti frutti di bene. Naturalmente in questo ambito va vissuto con particolare impegno il perdono reciproco e verso gli altri. E' Cristo la sorgente e la fonte a cui dobbiamo attingere per rinfrescare il nostro cammino di credenti. Più volte lo abbiamo richiamato nel corso degli anni! Su Cristo si gioca la nostra vita, non su un aspetto o l'altro del metodo o su alcune scelte della nostra vita. Le crisi, peraltro inevitabili nella vita, si affrontano guardando a Lui e partendo da Lui.
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